Riaprono le palestre dopo 7 mesi

Dopo un lungo periodio di chiusura forzata, possono riaprire anche le palestre. Lo hanno fatto questa mattina in tutta Italia, in un calendario di riaperture che aveva visto riaprire le piscine all’aperto il 15 maggio, mentre per quelle al chiuso ci sarà da aspettare il 1° luglio, a meno di modifiche dell’ultima ora se la situazione pandemica dovesse andare particolarmente bene.

Ripartono gli allenamenti al chiuso dopo sette mesi. La gioia dei clienti: “Ne avevamo bisogno”

L’ultimo miglio. La corsa verso la normalità passa anche per quei tapis roulant che ricominciano a girare tra una chiacchiera e l’altra con il compagno d’allenamento. C’è vita nelle palestre, dopo nove mesi di digiuno per gli appassionati del ’muscolo’ o semplicemente per chi cerca un’oretta di sfogo prima di tuffarsi nella giornata lavorativa. “Siamo stati fermi talmente a lungo che ho avuto paura di mandare all’aria vent’anni di lavoro – confessa l’habituè della palestra Free Time, Luciano D’Errico –. A casa ci si arrangia, magari con qualche peso, ma tornare in palestra è una soddisfazione che non ha prezzo, nonostante il fastidio della mascherina”. E sono tanti gli accorgimenti da adottare in epoca covid per i titolari come Piergiorgio Marangoni: “Un piccolo ’triage’ all’ingresso, con prova della temperatura e modulo da compilare – spiega –, disinfezione continua delle macchine e nessuna possibilità di usare le docce negli spogliatoi. Un punto, quest’ultimo, che ci limita molto perché ci priva di tutta la clientela che veniva da noi nelle pause lavorative oppure prima di andare in ufficio. Per noi sono stati mesi duri, ma per fortuna il proprietario della strutura ci ha dato una mano con l’affitto”.

Spogliatoi utilizzabili. E le docce? “Dal Dpcm in realtà non si capisce. Ma per ora no, non le faccio utilizzare. Va fatta a casa”. Pur con qualche disagio, dunque si riparte. Sperando di poter tornare quanto prima ad una sempre più invocata normalità. Come per esempio, una doccia in palestra.

C’è poi il tema dei tanti abbonamenti da recuperare, dato che i clienti in questi mesi non hanno potuto usufruire dell’ingresso in palestra: “tutti soldi che non recupereremo”

L’ultimo miglio. La corsa verso la normalità passa anche per quei tapis roulant che ricominciano a girare tra una chiacchiera e l’altra con il compagno d’allenamento. C’è vita nelle palestre, dopo nove mesi di digiuno per gli appassionati del ’muscolo’ o semplicemente per chi cerca un’oretta di sfogo prima di tuffarsi nella giornata lavorativa. “Siamo stati fermi talmente a lungo che ho avuto paura di mandare all’aria vent’anni di lavoro – confessa l’habituè della palestra Free Time, Luciano D’Errico –. A casa ci si arrangia, magari con qualche peso, ma tornare in palestra è una soddisfazione che non ha prezzo, nonostante il fastidio della mascherina”. E sono tanti gli accorgimenti da adottare in epoca covid per i titolari come Piergiorgio Marangoni: “Un piccolo ’triage’ all’ingresso, con prova della temperatura e modulo da compilare – spiega –, disinfezione continua delle macchine e nessuna possibilità di usare le docce negli spogliatoi. Un punto, quest’ultimo, che ci limita molto perché ci priva di tutta la clientela che veniva da noi nelle pause lavorative oppure prima di andare in ufficio. Per noi sono stati mesi duri, ma per fortuna il proprietario della strutura ci ha dato una mano con l’affitto”.

 

C’è poi il tema dei tanti abbonamenti da recuperare, dato che i clienti in questi mesi non hanno potuto usufruire dell’ingresso in palestra: “tutti soldi che non recupereremo”, chiude Marangoni. Ocatvian Sirghi e Dhimiter Sotir, per esempio si erano iscritti a ottobre “poco prima che chiudesse tutto – dicono –. Finché potevamo ci siamo allenati come meglio potevamo in casa (con tutte le difficoltà del caso), ma ci è mancata soprattutto la compagnia. Passare delle ore in una palestra non vuole solo dire curare la propria salute fisica, ma anche socializzare e fare nuove conoscenze. Qualcosa che in questi mesi ci è mancato tanto”.

“Sono in pieno centro storico e per una palestra non è facile aprire in questa posizione”

“Sono in pieno centro storico e per una palestra non è facile aprire in questa posizione”, spiega il titolare, che ha aperto l’attività nel 2012. “Oggi riapro e speriamo che sia la volta buona, che non si debba chiudere di nuovo. Ma per me saranno ancora mesi duri. Al 90% i miei clienti rientravano tra gli studenti internazionali che restavano in città alcuni mesi e tra i dipendenti del settore del turismo, addetti di ristorazione, alberghi, bar e quant’altro, che maagri venivano in palestra prima o dopo il lavoro”.

E che in centro al momento non ci sono più, oppure iniziano appena a tornare. Un cambiamento che peraltro danneggia anche molte attività della ristorazione, che hanno visto sparire i lavoratori in pausa pranzo.

 

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